L’EFSA ci spiega come valuta la sicurezza alimentare degli imballaggi

efsaQuando imballaggi e contenitori, oppure attrezzi e macchinari da cucina, entrano in contatto con gli alimenti, alcune sostanze chimiche contenute nei materiali con cui sono realizzati possono essere trasferite nel cibo.

Come si possono evitare eventuali rischi per la salute quando apriamo una confezione o stappiamo una lattina?

Lo spiega in un video Eric Barthelemy, uno scienziato dell’EFSA, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, specializzato nell’analisi dei materiali abitualmente a contatto con gli alimenti come gli imballaggi e i recipienti alimentari (bottiglie, lattine e cartoni), posate e stoviglie (coltelli, forchette, tazze e piatti), attrezzature da cucina (caffettiere, bollitori e frullatori), o ancora macchinari usati per la produzione industriale.

Tali oggetti possono essere stati realizzati con diversi materiali: la plastica, uno dei più diffusi, il vetro, utilizzato per vasetti e bottiglie, il metallo per le lattine, la ceramica, il silicone, il cartone, il legno, gli inchiostri, ecc.

Spesso viene utilizzata una combinazione di più materiali. Per esempio, una confezione di succo di frutta potrebbe essere formata da più strati di plastica, alluminio, carta e inchiostro.

Tutti questi materiali svolgono importanti funzioni: proteggono gli alimenti dai microrganismi e rendono più facile la conservazione del cibo prolungandone la durata. Gli imballaggi e altri oggetti come i recipienti migliorano anche l’igiene e rendono più pratici l’acquisto, la vendita e la manipolazione dei prodotti alimentari.

Quando tuttavia questi materiali vengono a contatto con il cibo, alcuni agenti chimici in essi contenuti potrebbero trasferirsi negli alimenti. In tal caso si parla di “migrazione”.

Un valutatore del rischio come l’EFSA studia la tossicità potenziale e l’esposizione dei consumatori a tali agenti. Il tasso di migrazione degli agenti chimici dai materiali agli alimenti dipende dall’agente chimico stesso, dal tipo di materiale, dal tipo di alimento e dalle condizioni del contatto, tra cui temperatura e durata.

Per esempio, la migrazione negli alimenti asciutti è più limitata rispetto agli alimenti umidi o liquidi: se l’agente chimico non migra negli alimenti, il consumatore non è esposto a rischi. Se migra, la valutazione della sicurezza deve garantire che l’esposizione dei consumatori non scateni effetti nocivi per la salute.

Ecco perché gli scienziati determinano anche il livello a cui gli agenti chimici possono migrare negli alimenti senza che ciò comporti un rischio per il consumatore. Una volta che gli scienziati hanno valutato il livello di rischio, spetta alle autorità preposte alla regolamentazione del settore decidere se l’impiego di quei materiali nella filiera alimentare vada autorizzato.

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30/10/2015